Il giuramento di Donald Trump come presidente degli Stati Uniti, avvenuto il 20 gennaio 2017, è stato un evento che ha catalizzato l’attenzione non solo degli americani, ma di tutta la comunità globale. In prima fila, tra i testimoni di quello storico momento, c’erano alcune delle personalità più ricche e influenti del pianeta: Elon Musk, Jeff Bezos, Mark Zuckerberg, Sergey Brin e Bernard Arnault. Questi supermiliardari, scommettendo sulle politiche di Trump e sull’effetto che esse avrebbero avuto sui mercati, erano pronti a cavalcare l’onda di ottimismo che aleggiava prima dell’inizio del suo mandato. Tuttavia, solo poche settimane dopo, i loro sogni di ricchezza in continua crescita sono stati infranti. Quello che sembrava un futuro brillante si è trasformato in un incubo economico.

Un Avvio Esplosivo, un Finale Amaro

Nel periodo che ha preceduto l’insediamento di Trump, l’euforia regnava nei mercati finanziari. L’indice S&P 500, che misura l’andamento delle 500 aziende più capitalizzate degli Stati Uniti, ha segnato record su record. Gli investitori avevano grande fiducia nel nuovo presidente, sperando che le sue politiche economiche avrebbero giovato agli affari. Le aspettative erano alte. Tesla, la compagnia di Elon Musk, ha visto un incremento vertiginoso delle sue azioni, guadagnando il 98% nelle settimane successive alle elezioni. La LVMH di Bernard Arnault ha registrato una crescita del 7% nella settimana prima dell’insediamento, portando il magnate francese a guadagnare 12 miliardi di dollari. Perfino la Meta di Zuckerberg ha visto aumentare il suo valore del 9%, con un ulteriore 20% di guadagni nelle prime settimane del mandato Trump.

Tuttavia, l’inizio del suo governo ha fatto cadere quelle stesse aspettative. L’S&P 500 ha perso il 6,4% a partire dal giorno del giuramento. Le promesse di Trump non si sono tradotte in realtà economiche, e quello che era sembrato un trionfo per i miliardari si è rapidamente trasformato in una rovinosa caduta. A partire dal 17 gennaio 2017, il valore delle azioni delle aziende legate a questi magnati ha visto una drastica diminuzione, pari a un totale di 1.400 miliardi di dollari di valore di mercato perso.

Le Perdite Sconvolgenti dei Miliardari

Tra i più colpiti, Elon Musk ha subito una perdita senza precedenti. Il suo patrimonio è sceso di 148 miliardi di dollari, riducendo la sua fortuna da un picco di 486 miliardi di dollari, la più grande mai registrata dall’indice Bloomberg. Un colpo devastante per l’uomo che, fino a pochi mesi prima, sembrava essere destinato a diventare l’uomo più ricco del mondo. Ma Musk non è stato l’unico a fare i conti con la realtà. Jeff Bezos, il fondatore di Amazon, ha visto il suo patrimonio ridursi di 29 miliardi di dollari, con un calo delle sue azioni del 14% dal 17 gennaio. Sergey Brin, co-fondatore di Google, ha perso 22 miliardi di dollari, mentre la sua compagnia, Alphabet, ha visto le sue azioni crollare del 7%, travolta anche dalle pressioni governative sul fronte antitrust. Bernard Arnault, proprietario di LVMH, ha visto una diminuzione di 5 miliardi di dollari, e Mark Zuckerberg ha visto scendere il valore della sua Meta di 5 miliardi di dollari.

Questi numeri, che possono sembrare freddi e lontani dalla realtà quotidiana di milioni di persone, raccontano una storia di speranza, scommesse e fallimenti. La promessa di Trump di essere il “presidente degli affari” ha fatto gola a molti, ma l’inafferrabile natura delle sue politiche economiche ha colto alla sprovvista anche coloro che avevano puntato tutto su di lui. I supermiliardari si sono ritrovati ad affrontare una dura realtà: le fluttuazioni dei mercati non sono sotto il loro controllo, e il “trionfo” economico che avevano anticipato si è rapidamente trasformato in un incubo di ricchezza svanita.

Un Nuovo Capitolo di Incertezze

La gestione economica di Trump, che ha alternato promesse di grandi tagli fiscali e deregolamentazione a una politica estera incerta e una retorica aggressiva sui dazi, non ha potuto evitare gli scossoni economici globali. Le tensioni geopolitiche, la paura della recessione, e le incertezze legate alle politiche commerciali hanno contribuito a minare la fiducia degli investitori. E se da un lato alcuni settori sono stati favoriti da decisioni politiche come la deregolamentazione, dall’altro, il clima di incertezza ha avuto un impatto negativo sui mercati, che hanno risposto con un segno negativo.

Nonostante tutto, alcuni dei miliardari che hanno perso gran parte delle loro fortune durante questo periodo sono riusciti a mantenere la loro posizione di potere. Ma ciò non cancella il fatto che, sette settimane dopo l’ingresso di Trump alla Casa Bianca, i suoi sostenitori più ricchi hanno visto crollare il loro impero economico, con perdite che raccontano molto di più di una semplice crisi di mercato.

Conclusioni

La gestione economica di Donald Trump, pur avendo suscitato speranze e ottimismo in alcuni settori, ha dimostrato che l’economia è un sistema complesso, in cui nemmeno le mani più potenti possono tenere tutto sotto controllo. I supermiliardari presenti al giuramento di Trump sono stati i principali testimoni di un fallimento economico che ha spazzato via decine di miliardi di dollari in poche settimane. Un duro colpo alla convinzione che la politica di un singolo uomo possa garantire la prosperità per sempre. La lezione che emerge da questa vicenda è chiara: l’economia non segue mai un cammino lineare e prevedibile, e anche i più ricchi non sono al riparo dalle sue insidie.