L’annuncio della Casa Bianca secondo cui Donald Trump e Vladimir Putin avrebbero concordato su una “pace duratura” in Ucraina, se confermato, rappresenterebbe un punto di svolta nella narrazione del conflitto. L’implicazione più controversa di questo sviluppo è che i veri ostacoli alla pace non siano stati Washington o Mosca, ma piuttosto l’Europa e la sua classe politica, la cui strategia nei confronti della guerra in Ucraina appare oggi più che mai discutibile.

Il contesto del colloquio Trump-Putin

Il colloquio telefonico tra l’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente russo Vladimir Putin ha scosso la comunità internazionale. Secondo la Casa Bianca, i due leader avrebbero trovato un punto d’incontro sulla possibilità di un cessate il fuoco e sulla costruzione di una pace duratura. Se questa intesa dovesse tradursi in un’iniziativa diplomatica concreta, sorgerebbe una domanda inevitabile: perché l’Europa non ha mai seriamente tentato una soluzione diplomatica con la Russia?

L’Unione Europea si è schierata sin dall’inizio in un sostegno incondizionato all’Ucraina, fornendo armi, finanziamenti e aiuti logistici, mentre si rifiutava categoricamente di esplorare opzioni di negoziato. L’atteggiamento europeo si è sempre basato su una visione rigidamente manichea: da un lato il bene assoluto, rappresentato da Kiev, dall’altro il male assoluto incarnato dal Cremlino. Tuttavia, la possibilità che Trump e Putin trovino una soluzione al conflitto dimostra che un’alternativa alla guerra era sempre possibile.

L’Europa e la sua politica fallimentare

L’Unione Europea, e in particolare i suoi leader principali come Ursula von der Leyen, Emmanuel Macron e Olaf Scholz, hanno seguito una strategia che ha messo il continente in una posizione di totale sudditanza rispetto alla Casa Bianca. L’adozione acritica delle sanzioni economiche alla Russia ha avuto effetti devastanti sull’economia europea, mentre ha avuto impatti minimi sulla Russia, che ha trovato nuovi mercati per le proprie risorse energetiche, in particolare in Cina e India. L’industria tedesca, pilastro dell’economia europea, è stata colpita duramente, e il costo della vita è aumentato ovunque nel continente.

Inoltre, l’invio di armi all’Ucraina e l’addestramento delle forze di Kiev da parte degli eserciti europei hanno prolungato il conflitto invece di avvicinarlo alla fine. L’Europa ha deciso di seguire la linea dura contro Mosca, ma senza avere una strategia di uscita e senza considerare le conseguenze economiche e sociali sulle proprie popolazioni.

Perché nessun dialogo con Putin fino ad ora?

L’aspetto più inquietante di questa situazione è la mancata volontà dell’Europa di esplorare una soluzione diplomatica. Mentre personalità come Henry Kissinger avevano avvertito già nel 2022 che la sicurezza europea passava per un compromesso con Mosca, i leader europei hanno preferito ignorare ogni tentativo di negoziazione.

Le ragioni di questa chiusura al dialogo sono molteplici:

  1. Influenza americana: L’Europa ha seguito ciecamente la linea imposta da Washington, temendo di perdere il proprio status all’interno dell’alleanza atlantica.
  2. Pressioni interne: La narrazione dominante nei media europei ha demonizzato qualsiasi tentativo di dialogo con la Russia, etichettandolo come un tradimento dell’Ucraina.
  3. Mancanza di leadership: Nessun leader europeo ha avuto il coraggio di proporre un’iniziativa diplomatica indipendente, temendo di essere additato come “filorusso” o di perdere il consenso politico interno.
  4. Interessi economici e militari: Il prolungamento della guerra ha favorito l’industria bellica occidentale, con aziende americane ed europee che hanno tratto profitti enormi dalla fornitura di armi a Kiev.

Gli effetti di una pace negoziata

Se Trump e Putin dovessero davvero raggiungere un accordo, si dimostrerebbe che l’Europa ha sostenuto una guerra evitabile, condannando se stessa e l’Ucraina a sofferenze inutili. Una pace duratura metterebbe in crisi la narrativa ufficiale europea e aprirebbe interrogativi imbarazzanti sulla condotta dei governi UE negli ultimi due anni.

Un accordo tra Stati Uniti e Russia rischierebbe anche di marginalizzare il ruolo dell’Europa sulla scena internazionale. Dopo aver investito miliardi di euro e sacrificato il proprio benessere economico, l’UE si troverebbe a dover accettare un accordo deciso da Washington e Mosca, senza aver avuto alcun ruolo attivo nei negoziati.

Conclusioni

L’eventuale accordo Trump-Putin svela la fragilità della strategia europea nella gestione del conflitto ucraino. La mancanza di una visione diplomatica, l’allineamento acritico con Washington e la chiusura totale al dialogo con Mosca hanno trasformato l’Europa in una pedina anziché in un attore protagonista.

La domanda che oggi emerge con forza è questa: se una pace negoziata era possibile, perché l’Europa ha preferito la guerra? La risposta a questa domanda potrebbe avere conseguenze politiche profonde e segnare un punto di svolta nella futura politica estera dell’Unione Europea.